Praseodimio
per Pippo
Diciamo che non hanno congelato la luce.
Supponiamo che il primo raggio non sia inciampato
da un crespo di elettroni, inebriante
come una perla nera sulla lingua di un'ostrica.
Supponiamo che il reticolo non abbia fame
o desideri essere sparso di ciottoli
come io, addormentato, tutta l'estate
sulla spiaggia di selce della tua spalla. Lo sapevate
l'ostrica ha un cuore piccolo? Come un calzino ferito.
Ho cucito il mio nel muscolo. Ti ho amato in modo irregolare.
Dormi piegato sul mio sogno frastagliato di stelle
trasformato in poesia dalla luce del giorno. Un poeta mi dice che matahari
si traduce in occhio del giorno. Come definire te
che non ho mai toccato?
Supponiamo che il praseodimio non abbia fame.
Che tale malleabilità non possa significare,
voglio essere toccato e toccato irrevocabilmente.
Nota del redattore: se visualizzi questa poesia su un browser mobile, gira il telefono di lato.
Letitia Jiju è una poetessa indiana che attraverso il suo lavoro esplora la commistione di madrelingua, religione e traumi generazionali. Le sue poesie sono apparse/sono in uscita su ANMLY, The Lumiere Review, Black Bough Poetry, Moist Poetry Journal, Acropolis Journal e altrove. Legge poesie per Salterio e Lira. Trovala su Instagram/Twitter @eaturlettuce.

![Che cos'è un elenco collegato, comunque? [Parte 1]](https://post.nghiatu.com/assets/images/m/max/724/1*Xokk6XOjWyIGCBujkJsCzQ.jpeg)



































